Diciotto fotografie in bianco e nero e altrettante storie di docenti, laureati e studenti dell'Università Sapienza di Roma, vittime dell'eccidio nazifascista delle Fosse Ardeatine in cui persero la vita 335 persone, il 24 marzo 1944.

Oggi, attraverso una ricerca condotta nell'Archivio storico dell'ateneo, le biografie, i registri e le carriere scolastiche di questi 18 appartenenti alla comunità universitaria diventano pubblici e consultabili, con numeri che continuano ad aggiornarsi.

L'occasione scelta per rendere nota la documentazione è stata la cerimonia d'inaugurazione dell'anno accademico 2025/2026 la cui prima parte è stata dedicata alle vittime della strage e che ha visto lo svelamento della riproduzione del bozzetto del gruppo Le tre età alle Fosse Ardeatine di Francesco Coccia.

Un evento che si è svolto nell'anniversario della fondazione della Sapienza, il 20 aprile 1303, e in cui è stato così inserito "un esercizio di memoria e di storia", come ha sottolineato la rettrice Antonella Polimeni che ha esteso un pensiero anche "a chi, ovunque vi sia un conflitto, la guerra la subisce: ai civili, alle donne ai bambini, a chi è costretto a pagare il prezzo più alto".

Come emerge dalla documentazione pubblicata anche su un portale online, alcune delle vittime di quel 24 marzo di 82 anni fa erano, dunque, ancora studenti. E' il caso di Ferdinando Agnini, della facoltà di Medicina, Unico Guidoni iscritto a Lettere e a cui viene conferita la laurea ad honorem nel 1946, Romualdo Chiesa, studente di Ingegneria, Giorgio Giorgi e Antonio Pisino, rispettivamente studenti a Scienze economiche e Scienze commerciali. Armando Ottaviano si era, invece, laureato soltanto due mesi prima della strage, il giorno dello sbarco di Anzio. Tra le vittime ci sono anche due liberi docenti dell'ateneo: Pilo Albertelli, professore di Storia della filosofia antica, a cui è stato intitolato il liceo della Capitale dove era in servizio, e Gioacchino Gesmundo, insegnante di storia al 'Magistero' e al liceo scientifico Cavour di Roma.