Nel sacrario che custodisce i corpi delle 335 persone uccise nell'eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma, sette tombe riportano ancora la scritta 'Ignoto'.

Per cercare di dare un nome alle vittime sconosciute e ricostruire una storia familiare che, con il passare degli anni, rischia di scomparire per sempre, l'Università di Firenze ha lanciato un appello a tutti coloro che possono avere informazioni su parenti scomparsi il 24 marzo 1944, quando le truppe di occupazione tedesche fecero strage di civili e militari.

A guidare il gruppo di ricerca che da 16 anni se ne occupa è l'antropologa forense Elena Pilli, tra l'altro già tra i consulenti per la strage di Bologna, l'omicidio di Liliana Resinovich e il caso Unabomber. Attraverso un approccio interdisciplinare che integra l'antropologia forense, ovvero l'estrazione e la caratterizzazione molecolare del Dna degradato, con la ricerca storico-documentale, dal 2010 a oggi sono state identificate, in momenti diversi, cinque delle dodici vittime inizialmente ignote. I risultati sono stati ottenuti grazie alla collaborazione tra il team dell'Università di Firenze, il Ris dei Carabinieri di Roma, l'Ufficio per la Tutela della cultura e della memoria della Difesa, il Museo storico della Liberazione di Roma, la Comunità Ebraica di Roma, l'Ambasciata tedesca, tutti i partner del progetto Virtual Biographical archive e le rappresentanze delle famiglie delle vittime. Oggi, a pochi giorni dalla ricorrenza degli 82 anni dalla strage, il progetto di ricerca entra in una nuova fase operativa e Pilli lancia un appello ai familiari delle vittime: il loro contributo può essere essenziale per rendere possibile il confronto genetico e completare il processo identificativo.