Delle 193 specie di scimmie che aveva studiato, l'uomo era l'unica a non avere una pelliccia: così nel 1967 Desmond Morris studiava l'uomo con gli occhi di uno zoologo e di un etologo. Per questo il suo libro 'La scimmia nuda: uno studio zoologico sull'animale umano' fece in poco tempo il giro del mondo all'alba di un periodo di rivoluzioni in ogni ambito della cultura.

Quel nuovo punto di vista sugli esseri umani e la storia della loro evoluzione è l'eredità lasciata da Desmond Morris, morto all'età di 98 anni in Irlanda, dove viveva con suo figlio da quando aveva perso la moglie, nel 2018.

Con lei aveva condiviso ben 66 anni.

Tradotto in 28 lingue, 'La scimmia nuda' è stato un libro provocatorio perché leggeva i comportamenti umani alla luce del legame di parentela con gli altri primati cercando somiglianze e differenze dalla vita sessuale a quella sociale, al rapporto con il cibo. Lo faceva con ironia e leggerezza, ma sempre in modo corretto dal punto di vista scientifico. D'altra parte, Morris non è mai stato un ricercatore tradizionale e la sua carriera scientifica è sempre andata di pari passo con la passione per la divulgazione della zoologia, soprattutto in tv, e con la pittura, in particolare quella surrealista, che ha proseguito per tutta la sua vita. "Quando sono stanco di scrivere, cambio stanza e inizio a dipingere, e viceversa. Così riesco a far lavorare le due metà del mio cervello, quella artistica e quella razionale. Ho all'attivo 2500 quadri", aveva detto in un'intervista.