"Dovevamo festeggiare il settimo compleanno che era stato il 16 aprile e avevamo scelto questo struttura. Era tutto abbastanza tranquillo, l'acqua era bassa. A un certo punto mi sono girato per posare delle cose e non l'ho più visto". A parlare è Antonello Petrucci, il padre del piccolo Gabriele, il bimbo di 7 anni che è annegato sabato scorso alle terme 'Le Vescine' a Suio, in provincia di Latina. "Era pieno di bambini, mio figlio potrebbe essere morto per una negligenza", ha accusato.
"Ho visto il corpicino di Gabriele rannicchiato in questo condotto d'aspirazione - ha proseguito il padre di Gabriele -. Ho provato a prenderlo con le mie mani. Tre persone mi hanno aiutato e neanche con loro sono riuscito a estrarlo. Hanno dovuto spegnere l'idrovora per permettermi di estrarlo. Il suo braccio era violaceo, ha lottato come leone per liberarsi. I soccorritori hanno fatto tutto quello che potevano fare e li ringrazi. Mi sono prestato per fare la cavia, ho dimostrato che anche un adulto sarebbe potuto morire. Come per magia è apparsa questa retina a una distanza talmente esagerata che presumo che qualcuno ce l'abbia messa di nascosto al momento opportuno, non so con quale scopo. Il bocchettone era libero".










