Pietrificati dal dolore chiedono solo giustizia e che questa, per arrivare a spiegare il «perché», il «come» e per «colpa di chi», sia veloce e certa. Non lo chiedono soltanto, lo pretendono i genitori del piccolo Gabriele, il bambino di sette anni, morto affogato nella piscina del centro termale «Vescine» a Suio Terme, frazione di Castelforte, in provincia di Latina sabato scorso.
Doveva essere un giorno di festa, scelto dalla famiglia Petrucci per festeggiare il compleanno del bambino. Così la scelta di quel centro termale e l'arrivo, per la prima volta, con una coppia di amici. Il caldo di un sabato di aprile che sembra estate, il desiderio esaudito del piccolo che amava l'acqua e che dall'acqua è stato risucchiato. C'è un'agghiacciante similitudine fra quanto accaduto in quella vasca e quanto patito da un altro bambino, una manciata di anni fa, in un analogo centro di Palombara Sabina.
E la presa d'atto che non basta una sola tragedia per impedire il ripetersi di un'altra analoga. Perché così è andata a Suio Terme e alle Terme di Cretone con uno scarto di appena due anni e mezzo: due bambini, coetanei, sono stati risucchiati dall'aspiratore della piscina in cui facevano il bagno insieme ai genitori.











