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lunedì 20 aprile 2026

(askanews) - «Ho un tumore al cervello incurabile che si propaga sempre più velocemente. Da un momento all'altro potrebbe provocare un ictus. Mi chiamo Roberto e vorrei porre fine ai miei giorni prima che diventino impossibili a viversi. All'improvviso potrei perdere la vista, la parola, la capacità di muovere le braccia, le gambe. Purtroppo non c'è possibilità di cura. Ogni sera spero di morire nel sonno. La mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Per questo ho chiesto di essere aiutato a morire come previsto dalla Corte Costituzionale. In Svizzera sono pronti ad aiutarmi, ma preferirei morire a casa mia. Credo che una prognosi infausta come la mia debba essere un requisito sufficiente per avere l'aiuto del mio sistema sanitario. È una questione di dignità». Questo l'appello lanciato in un video, pubblicato dall'Associazione Luca Coscioni, da Roberto, 67 anni, paziente veneto affetto da un tumore cerebrale diagnosticato nel 2006, che ha deciso di rendere nota la sua condizione e uscire dall'anonimato per chiedere di poter essere aiutato a morire in Italia, a casa sua.

Roberto è affetto da un glioma diffuso, una forma aggressiva di tumore cerebrale che negli ultimi anni ha comportato crisi epilettiche quotidiane, difficoltà motorie e un progressivo deterioramento cognitivo. Non esistono terapie disponibili e la prognosi è infausta. A ottobre 2024 ha presentato la domanda alla sua azienda sanitaria per la verifica dei requisiti richiesti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale per poter accedere al suicidio assistito in Italia. Dopo oltre cinque mesi, a maggio 2025, ha ricevuto un diniego da parte della ASL perché non sarebbe in possesso di uno dei quattro requisiti indicati dalla Corte: la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.