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20 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 17:21
“Per anni hanno tentato di trasformare la nostra identità in un insulto. Hanno tentato di farci vergognare delle nostre idee, ma è finita. La vergogna è per quelli che tacciono davanti all’ingiustizia, appoggiano la guerra e la violenza a Gaza, in Cisgiordania, Ucraina, Medio Oriente. Per noi è l’orgoglio di essere pacifisti, ecologisti, sindacalisti, femministi. L’orgoglio di essere socialisti, socialdemocratici, progressisti, perché è più necessario di sempre”.
Così Pedro Sanchez ha concluso sabato 18 aprile il Global Progressive Mobilitation a Barcellona, davanti a una platea di 5mila persone, alla fine di una plenaria che aveva visto intervenire leader di tutto il mondo. Primo tra tutti Lula, il presidente brasiliano. Ma poi, tra gli altri, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, la presidente messicana Claudia Sheinbaum, il presidente colombiano, Gustavo Petro. Il rilancio del progressismo mondiale, guardando soprattutto all’America latina, nel nome dell’anti-trumpismo e della sfida alle destre mondiali. Una passerella di prim’ordine per il premier spagnolo, con il video del suo intervento diventato quasi virale. Ma con quale impatto possibile sulla geopolitica e soprattutto sulla politica europea?














