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Ultimo aggiornamento: 14:17

L’aumento dei prezzi dell’energia, trainato dall’impennata del petrolio a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, pesa sempre di più sulle tasche delle famiglie italiane. A rilanciare il tema è Ekō, organizzazione internazionale di campaigning, che ha pubblicato oggi un annuncio pubblicitario sul Corriere della Sera. Accompagnato da una domanda: perché gli italiani stanno pagando il prezzo di una guerra che non hanno iniziato. Una questione centrale alla vigilia del Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea del 21 aprile, durante il quale si discuterà della sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele.

La posizione dell’Italia potrebbe risultare decisiva per raggiungere la maggioranza necessaria. Ekō sostiene che il governo di Giorgia Meloni non abbia intrapreso azioni sufficienti contro Tel Aviv per frenare la crisi. Una situazione che, oltre a provocare una grave instabilità geopolitica, è culminata con gli attacchi contro i caschi blu italiani in Libano la scorsa settimana. A seguito di quell’evento il governo italiano ha sospeso il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele.

Un sondaggio YouGov commissionato da Ekō rileva che il 78% degli italiani è favorevole alla sospensione dell’accordo con Israele in caso di persistenti violazioni dei diritti umani. Il sostegno è trasversale anche tra gli elettorati di governo: il 72% degli elettori di Meloni e il 76% di quelli di Forza Italia si dichiarano favorevoli al congelamento. L’Accordo, che regola i rapporti commerciali e garantisce libero scambio, consente a Israele di beneficiare di scambi per decine di miliardi di dollari, oltre a finanziamenti per ricerca e innovazione. “Le chiavi sono in mano alla premier Meloni”, ha dichiarato Alessio Petronelli, campaigner di Ekō. “Quando gli italiani fanno il pieno e pagano quasi il doppio rispetto a pochi mesi fa, dovrebbero ricordare il ruolo del governo in questa crisi”.