NEW DELHI - Quello sulla riapertura dello Stretto di Hormuz è solo il più stucchevole – e dirimente per i destini del conflitto – dei balletti negoziali in corso per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Per l’India, uno dei Paesi più colpiti dalle conseguenze della guerra, ce n’è un secondo quasi altrettanto importante che ruota intorno alla possibilità di acquistare greggio russo per supplire a quello mediorientale che si trova a bordo delle petroliere costrette a stare all’ancora nel Golfo Persico.
Mercoledì il Segretario del Tesoro americano Scott Bessent aveva annunciato che non ci sarebbero state proroghe alla finestra concessa dagli Stati Uniti per comprare petrolio russo che si era chiusa lo scorso 11 aprile. Nella notte tra venerdì e sabato è cambiato tutto e il greggio di Mosca che al momento dell’annuncio era già a bordo di petroliere è tornato a essere legale, almeno fino al prossimo 16 maggio. «Con l’accelerazione dei negoziati, il Tesoro vuole assicurarsi che il petrolio sia disponibile per chi ne ha bisogno», ha dichiarato un portavoce dell’amministrazione Usa.
Il fatto che la mossa americana sia giunta in concomitanza con le notizie sulla riapertura dello Stretto che poche ore prima avevano fatto crollare il prezzo del greggio del 9% dà la misura dell’urgenza con cui a Washington viene percepita la necessità di calmierare i prezzi, anche in vista delle conseguenze di medio-lungo periodo della crisi mediorientale sui mercati dell’energia, dato che gli impianti della regione che hanno subito danni sono un’ottantina. Proprio per questo, secondo Brett Erickson, un esperto di sanzioni di Obsidian Risk Advisors, quella annunciata venerdì non sarà l’ultima proroga americana.












