Una lettrice scrive
«Mi è venuto da sorridere leggendo di quella nonna che dopo aver letto l'appello sui social si è attivata e ha ritrovato la bambola di una bimba che l'aveva perduta. Ai miei tempi io, mamma, avrei ripercorso tutto il tragitto e le soste fatte quella mattina e sarei senz'altro arrivata al ritrovamento del giocattolo. Ormai ci si affida ai social per qualsiasi cosa, soprattutto per pigrizia, ma così facendo il nostro cervello si appiattirà sempre di più».
F.M.
Un lettore scrive
«In un'epoca in cui la parola d'ordine è sovranità energetica, l'Italia si trova in una posizione invidiabile per esposizione solare, eppure sembra fare di tutto per scoraggiare i cittadini dal diventare protagonisti della transizione. Oggi, chi decide di investire migliaia di euro per installare pannelli sul tetto si scontra con una realtà amara: l'energia eccedente e immessa in rete viene remunerata (tramite il Gse) a prezzi spesso irrisori rispetto a quanto la stessa energia viene poi rivenduta sul mercato. Se vogliamo davvero smettere di essere "schiavi del petrolio" e delle crisi geopolitiche che rendono le nostre bollette imprevedibili, dobbiamo incentivare il cittadino a trasformarsi in "prosumer" (produttore e consumatore). Un prezzo di riacquisto più equo non sarebbe un semplice sussidio, ma un investimento strategico. L'Italia non può permettersi di guardare al sole come a una risorsa di serie B. Chiedere al Governo di pagare il giusto l'energia dei privati significa credere in un positivo modello energetico».






