Un lettore scrive

«Questa settimana mi sono fermato a guardare attraverso i vetri i movimenti che avvenivano all'interno degli spazi che fino a pochi giorni prima animavano il Museo Ettore Fico. In gran silenzio alcuni professionisti si destreggiavano tra le spoglie del defunto Museo, rilevando, catalogando e di fatto esumando ciò che aveva illuso i soliti sognatori. Nel quartiere di Barriera di Milano dove le cronache danno un gran risalto al malaffare c'era, oltre a qualche scuola, quest'area di cultura, un'Agorà dove i sensi potevano rifocillarsi. Evidentemente quest'idea non ha prodotto business a sufficienza ed è stata soppressa esattamente come accade per qualche linea di trasporto pubblico. All'esterno di questo edificio durante questi giorni non ho notato nessuna corona di fiori capace di rendere omaggio a questo lutto, non una bandiera, nemmeno una protesta, nessuno che si sia incatenato per opporsi. Tutto a vantaggio delle forze dell'ordine che, così, non sono dovute intervenire. Concludo ribadendo per chi se lo fosse perso, Il Museo Ettore Fico di via Cigna (Barriera di Milano) non esiste più. L’è sciupà, l’è mort».

Alberto Coral

Una lettrice scrive

«Apprendo la notizia della grazia concessa alla Minetti per gravi problemi familiari. Concordo e condivido questo atto di umanità. Vorrei solo che venissero presi in considerazione tutti gli altri casi di oneste mamme che con gli stessi problemi familiari rischiano il posto di lavoro o la decurtazione dello stipendio per i lunghi periodi di aspettativa mettendole in condizioni di non permettersi cure costose negli Stati Uniti. Per non parlare di quelle in carcere. Facciamo del bene ma ricordiamoci di tutti. Grazie».