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Nel 1946 il Governò chiese allo scrittore, e poi bocciò, un testo sul cibo inglese...
Nel 1946, il British Council, il cui compito era far conoscere ed espandere il «Made in Britain» fuori dai confini insulari, affidò allo scrittore George Orwell (1903-1950) l'impegnativo compito di trasformare la cucina britannica in un oggetto di gusto e non di disgusto.
Usciti vittoriosi dalla Seconda guerra mondiale gli inglesi si erano amaramente accorti che la grandezza di un tempo non sarebbe più tornata e che era la mediocrità l'orizzonte sociale, economico e politico verso cui potevano tendere. Messo bruscamente alla porta Winston Churchill, le elezioni dell'anno prima avevano visto infatti i laburisti come primo partito e con la maggioranza assoluta in parlamento, un fatto mai accaduto nella storia nazionale. Si trattava di una rivoluzione, perché portava con sé le nazionalizzazioni come modello economico, il Welfare come modello sociale, la liquidazione delle colonie come modello politico. Ma era anche la sconfessione di un passato prossimo, quegli anni Trenta per i quali nessuno provava nostalgia, ma solo rabbia e dove proprio il Partito conservatore, ovvero quello dell'allora premier sconfitto, aveva brillato per insipienza politica e impreparazione militare.






