VENEZIA - "Sequestrato" dai borseggiatori all'interno del suo negozio. In tre lo hanno accerchiato e barricato dentro la rivendita, intimando al commerciante di cancellare dalla memoria del cellulare la foto che aveva appena fatto documentando, in modo inequivocabile, il borseggio appena compiuto ai danni di una coppia di malcapitati turisti tedeschi. Che ricorderanno come un incubo la loro vacanza a Venezia.

La vittima del borseggio, ottantaseienne, tedesco, dalla camminata difficile e per questo munito di un bastone di sostegno, è stato derubato del portafoglio. Purtroppo i borseggi a Venezia, come in molte altre città turistiche italiane, non rappresentano una novità. Ma che i ladri, dopo aver commesso il furto, anzichè scappare a gambe levate, si permettano anche di entrare all'interno del negozio per minacciare chi li ha ripresi, è un fatto eclatante. E' successo qualche giorno fa, nel cuore del centro storico, per la precisione in calle dei Fuseri, a ridosso del ponte, nel sestiere di San Marco. In una zona molto frequentata e con numerose attività commerciali. Una parte molto viva della città.

«Avevo scattato la foto - racconta il commerciante che chiede di mantenere l'anonimato per tutelare l'attività di famiglia e il personale - che riprendeva questi tre stranieri che dalla tasca sfilavano il portafoglio. Loro sono entrati in negozio, ovviamente senza chiedere permesso, mi hanno accerchiato e minacciato, chiudendo la porta e tenendola chiusa per impedire che entrassero altri e magari potessero aiutarmi ad affrontarli. Mi hanno detto “sappiamo che hai la foto, se non la cancelli immediatamente davanti a noi, sappiamo dove hai il negozio e torneremo a trovarti"». A quel punto l'esercente veneziano ha cancellato la foto, per evitare complicazioni, e farli uscire, ma non si è girato dall'altra parte. «Sono stato colto di sorpresa - prosegue nel racconto - non posso dire di aver avuto paura, anche perchè se ti fai intimorire da questi personaggi è la cosa peggiore. Fisicamente so il fatto mio, ma devo tutelare anche mia moglie, chi è in negozio con me. Non posso pensare che la mia attività venga presa di mira. È un po' come quando ti entrano in casa e chiedono i soldi con la pistola. Non fai l'eroe, il primo pensiero è quello di mandarli via. Così ho fatto io. Quando sono usciti dal negozio, il mio primo pensiero è stato quello di accogliere i turisti derubati, dare loro assistenza, offrire un bicchiere d'acqua e sincerarmi delle loro condizioni».