VENEZIA - Un orologio sfilato ad un turista mentre gli viene puntato un coltello alla gola per non farlo parlare; una fedele derubata in chiesa durante la messa da due borseggiatori; un turista riceve un pugno sulla pancia per aver cercato di riprendere la valigia di cui due finti portabagagli cercavano di impadronirsi. Fino a qualche anno fa a vivere nel terrore erano alcuni quartieri e vie della terraferma: oggi il centro storico fa più paura della Cita di Marghera. Tra miriadi di borseggiatori, finti porta-borse, spacciatori e rapinatori, Venezia è il nuovo far west. E a dirlo sono gli ultimi casi di questo inizio settimana. Qualche giorno fa, in calle del Todeschini, un turista di poco più di 20 anni si è trovato braccato con un coltello alla gola. Un rapinatore con una mano gli ha sfilato l’orologio dal polso, mentre con l’altra gli teneva la lama puntata sulla trachea per impedirgli di urlare e chiedere aiuto.
Due uomini hanno tentato di derubare una fedele, durante la messa, tra i banchi della chiesa di San Simeon Grande nel sestiere di Santa Croce, a due passi da Rio Marin. È successo lunedì sera, al termine della funzione delle 18.30. In chiesa c’erano una mezza dozzina di fedeli abituali e una suora, tutti seduti nei primi banchi, vicini all’altare. Pochi istanti dopo la comunione, quando i fedeli erano ancora inginocchiati ad occhi chiusi, raccolti in preghiera, due uomini hanno fatto irruzione all’improvviso. «Uno dei due ha cominciato ad attraversare la navata centrale con passo prima lento, poi sempre più deciso, dirigendosi verso il sacerdote che stava chiudendo la funzione — racconta la donna che stava per essere borseggiata —. In quel momento eravamo tutti seduti o in ginocchio, rivolti verso l’altare. Lui ha attirato la nostra attenzione per la velocità con cui avanzava, quasi correndo, e sembrava volesse aggredire il prete. Ci siamo chiesti tutti cosa stesse per succedere». Ma era solo una messa in scena, un diversivo per distogliere l’attenzione. L’altro uomo, nel frattempo, si era avvicinato silenziosamente da dietro, inginocchiandosi alle spalle della donna. «Sentivo di avere una persona inginocchiata dietro di me, talmente vicina da sentire quasi il suo fiato sul collo – racconta – ma sul momento non ci ho fatto troppo caso, essendo concentrata a guardare l’uomo che correva verso l’altare». Dopo pochi secondi, un fedele che si trovava in piedi in fondo alla chiesa si mette a urlare: «Attenzione! Attenzione!». La donna sente la sua borsa muoversi, capisce che delle mani vi stanno rovistando all’interno. «Mi sono girata di scatto e ho strattonato la borsa tirandola verso di me. Lui è scappato subito, correndo verso l’uscita, insieme al complice». Il furto, fortunatamente, non è andato a buon fine, ma soltanto perché la donna aveva con sé un portafoglio molto piccolo, di quelli che raccolgono soltanto le carte di credito e i documenti, che il ladro non ha fatto in tempo a trovare. «Il punto non è se mi hanno preso qualcosa o no – sottolinea – ma che mi trovavo in chiesa durante la messa e loro hanno usato la stessa tecnica che usano per strada: uno distrae, l’altro ruba». La donna ha deciso di non sporgere denuncia, non essendole stato sottratto nulla. A non esser stata portata via dalla chiesa è però anche la paura: «Alcune signore anziane hanno detto che non vogliono più venire a messa – conclude la vittima – sono spaventate possa succedere di nuovo, a loro, e che magari i borseggiatori possano essere più aggressivi e spietati di questi, che hanno invece preferito scappare».






