C’è un momento, nei territori del vino, in cui ci si accorge che qualcosa è cambiato davvero. Non lo dicono solo i numeri, che pure contano, ma una certa aria che si respira tra i banchi d’assaggio, nei corridoi, nei bicchieri. È quello che è successo, ancora una volta, a Museo Orsi, dove è andata in scena l’ultima edizione di Derthona Due.Zero: più che un’anteprima, una bussola per orientarsi nel presente (e nel futuro) del Timorasso.

Qui oltre cinquanta produttori hanno messo in fila le annate 2024 e le Riserve 2023 di Derthona Timorasso. E se una volta si parlava di rinascita, oggi il lessico è cambiato: si parla di identità, di traiettoria, perfino di maturità. Parole pesanti, ma che sembrano finalmente a loro agio tra le colline dei Colli Tortonesi, dove il vitigno è diventato asse portante di una strategia condivisa.

I numeri, dicevamo. Superati i 500 ettari vitati, 1,7 milioni di bottiglie prodotte nel 2025, quasi il doppio rispetto a un 2024 segnato dalla peronospora, e un export che ormai vale metà della produzione, con gli Stati Uniti in testa e nuove rotte che portano verso Est, tra Corea del Sud, Australia e Giappone. Senza dimenticare un obiettivo dichiarato che circola tra gli addetti ai lavori: arrivare a 3 milioni di bottiglie nel giro di pochi anni. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui, come contare i chilometri di una tappa senza raccontare il paesaggio.