MESTRE - «Orrore. Orrore. Orrore». Paolo Crepet lo ripete tre volte, scandendo bene la parola, sillaba per sillaba. Psichiatra e sociologo, autore del libro appena uscito "Riprendersi l'anima" e in arrivo proprio a Venezia, al teatro Goldoni, domenica 10 maggio con "Il reato di pensare", Crepet non cerca giustificazioni per "dare un senso" (anche improbabile) al gesto della supplente: «Per piacere, non riduciamo queste cose alla "psicopatologia" - riprende -, quanto avvenuto mi pare un atto semplicemente violento. E la violenza non deve entrare per nessuna ragione al mondo in una scuola».

Quindi non ci sono scuse. «Guai ad accettare una cosa di questo genere. Un episodio simile ha ricadute evidenti nello sconcerto delle due ragazzine e dei loro compagni. Un bambino è più intelligente di noi, perché si chiede in che luogo è capitato, dove si trova... La scuola può essere un posto dove un adulto si rivela violento?». Poi sono i ragazzi ad essere additati come "violenti". «E ce ne lamentiamo. Quanto avvenuto è un atto proditorio, non è pensabile nemmeno come "gioco", ed è grave perché educa a temere o, ancora peggio, a condividere la violenza addirittura come "uno dei nostri modi di comunicare". È terribile, ingiustificabile».