Non è piaciuto granché il Festival di Sanremo, a Paolo Crepet. Ma il problema non è certo quanto accaduto all'Ariston, semplicemente lo specchio della "modernità". Una dimensione umana sempre più povera, standardizzata e per questo inquietante, sottolinea lo psichiatra.
Intervistato dal Corriere della Sera alla vigilia della presentazione del suo ultimo libro Il reato di pensare. Oltre il conformismo, esercizi di libertà che terrà a Merano, Crepet avverte lettori e telespettatori: "Chi viene a sentirmi sa che lo irriterò ma non sono un politico, non mi interessa essere ecumenico". Questo perché il suo obiettivo è "seminare sulla roccia", far pensare, scardinare luoghi comuni e pigrizia mentale. A cominciare dai grandi "riti" collettivi.
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"Basta guardare la mediocrità di Sanremo per capire che oggi non c’è più niente da dire. Se togli la sofferenza togli il senso dell’arte, della bellezza e della scoperta: per questo non abbiamo più geni, ma solo replicanti che vendono una perfezione ignobile". Lo psichiatra, da tempo diventato anche un "divo televisivo" chiamato nei talk a commentare l'attualità, dalla politica alla cronaca nera, punta il dito sul rischio, ormai diventato una realtà, di essere "soggiogati da un sistema distopico. Dieci anni fa scrivevo dei pericoli del digitale e mi davano del boomer. Oggi Andrea Pignataro, l'uomo più ricco d'Italia che fa business con i software, dice: 'Attenzione, l'intelligenza artificiale ci frega'. Se lo dice lui, che non fa il liutaio ma l'imprenditore tecnologico, forse dovremmo svegliarci".












