«Le cose cambiano così rapidamente che deve costantemente aggiornare il mio monologo. Anche tra una serata a l'altra». Paolo Crepet, psichiatra e volto noto della televisione, sta per tornare in Veneto. Venerdì 20 febbraio sarà infatti protagonista dell'appuntamento al teatro Geox di Padova in quello che non vuole chiamare spettacolo. Sarà una riflessione, spiega, su temi molto urgenti della quotidianità, dalla solitudine dei ragazzi, all'intelligenza artificiale. In realtà si tratta di un monologo particolare, basti pensare al titolo senza dubbio indovinato: "Il reato di pensare".
Crepet, in che senso deve costantemente aggiornare i testi?
«Penso all'uso delle nuove tecnologie e dei telefonini. Pochi giorni fa il presidente francese Macron e il parlamento hanno vietato l'uso dei cellulari, a scuola, fino a 14 anni. È una novità importante che suggerisce altri ragionamenti».
In cosa consiste questo "reato di pensare"?
«Stiamo avvicinandosi ad un lembo che, silenziosamente, sta facendo regredire la società. È come se fossimo dominati dall'eco silenzioso di nuove paure. Sta avanzando l'idea che le liberà debbano essere frammentate, limitate in nuovi schemi. Temo un nuovo "codice" che disciplina il pensiero. Una censura autoindotta dove ci sarà poco spazio per morale, etica e sensi di colpa».







