LUANDA - «Non è affatto nel mio interesse» dibattere con Donald Trump. Sul volo dal Camerun all’Angola, la penultima tappa del suo tour de force africano, Papa Leone ha liquidato così le polemiche con la Casa Bianca, relegandole sullo sfondo del suo obiettivo principe: stimolare l’attenzione sull’Africa, il Continente più in crescita sul versante demografico e della popolazione cattolica. La missione fra quattro Paesi e 11 città è stato accompagnata dalle scintille con il leader Usa, scattato all’attacco di un Papa definito «terribile» e «debole» per le sue esternazioni contro la guerra: «Qualcuno potrebbe per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42mila innocenti» ha ribadito Trump su Truth, il suo social network, mentre il suo vice JD Vance ha invitato il pontefice alla «prudenza» sulle questioni teologiche.

Leone ha tentato ieri di accantonare il capitolo, parlando di una «narrazione, non del tutto accurata» e di «commenti sui commenti», come nel caso del suo attacco alla «manciata di tiranni» internazionali: «È stato interpretato come se stessi cercando di dibattere nuovamente con il presidente» ha obiettato Leone, «quando era stato preparato due settimane prima» e andava intesa nella sua dimensione più puntuale: quella della città dove è stato pronunciato, la camerunense Bamenda, epicentro della crisi anglofona che martoria da un decennio il Paese e vede contrapporsi indipendentisti di lingua inglese e il governo del 93enne Paul Biya.