Maxi multa dell’istituto di statistica alla società che deve raccogliere le informazioni: una sua rilevatrice avrebbe falsificato i questionari. Così è passato il concetto che il «patriarcato» sia un costume italiano.
«Se torturi i dati abbastanza a lungo confesseranno ogni cosa». La citazione di Ronald Coase, vecchio premio Nobel per l’Economia, rimane un baluardo contro la pretesa infallibilità del «data journalism», totem fideistico già messo a dura prova da certi deliri durante la pandemia, determinati da committenti interessati (case farmaceutiche), forzature sociologiche, condizionamento delle masse. Ma non avremmo mai immaginato di doverla aggiornare aggiungendo un quarto elemento di diffidenza: la falsificazione dei dati.
Antonio Mercurio, primo contrabbasso dell’orchestra Toscanini di Parma, presenta il progetto Wikibass. Il primo database che crea una rete globale per riscoprire i compositori che hanno valorizzato lo strumento, ma che sono stati dimenticati.
Forse c’è del razionale nel reale. Forse Donald Trump non è un matto. Forse la sua condotta rientra in una più ampia strategia americana: ottenere il primato di superpotenza energetica fossile, contrappunto al controllo cinese delle filiere green. E così aumentare la pressione su Pechino, che vende all’Europa le tecnologie «pulite», ma continua a lavorare «sporco», con greggio, carbone e gas.







