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Ultimo aggiornamento: 7:39

di Marco Isaia

Qualche anno fa partecipai a due bandi universitari per insegnante ricercatore in altrettanti atenei del nord Italia. Dipartimenti di indubbia eccellenza che restano un riferimento a livello nazionale. Su previa selezione dei titoli e conseguente convocazione del dipartimento, mi presentai dunque al concorso per sostenere la prova, discutere diplomi e illustrare un percorso accademico svolto principalmente all’estero.

Un’ingenua sorpresa mi colse quando ad un bando, credo decisamente ambito, ci presentammo in due. Io e l’altro. L’altro, con una decina d’anni in più di me e anche lui, vedendomi in sala d’attesa, con una certa sorpresa dipinta in volto. La prova fu estremamente bizzarra. La commissione per iniziare, non senza una certa gentilezza, mi chiese da dove venivo e cosa ero venuto a fare. Non afferrai. Di fatto ero stato convocato dalla loro segreteria e l’ateneo di provenienza del dottorato era stampato nel dossier. Inoltre, si trattava di un concorso pubblicato sul sito del Miur. Appurata dunque la mia innocuità, dopo una serie di complimenti e riverenze sul percorso accademico e sulla giovane età (sic), mi spiegarono con immensa benevolenza che la produzione scientifica presentata non era al livello dell’altro candidato. Triste ma sacrosanta verità. Avevo in effetti meno pubblicazioni rispetto al collega.