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Ultimo aggiornamento: 9:07

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Trecentoventisei progetti finanziati, 464 milioni di euro già trasferiti alle università e una scadenza per l’avvio delle attività che, nei fatti, era impossibile da rispettare. È da qui che parte il corto circuito del bando Fis 3, il Fondo italiano per la scienza, uno dei più ambiziosi strumenti di finanziamento individuale della ricerca in Italia. Doveva essere, nelle parole della ministra dell’Università Anna Maria Bernini, “una boccata d’ossigeno” per il sistema, dopo il taglio dei fondi di finanziamento ordinario e la fine del Pnrr. Oggi rischia di trasformarsi in un caso emblematico di risorse pubbliche bloccate. Dopo mesi di proteste rimaste senza risposta, il ministero ha comunicato il 5 maggio una proroga dei termini: la scadenza per l’avvio dei progetti slitta dal 30 maggio al 30 settembre 2026, invece del 31 dicembre come chiesto dai ricercatori. Quattro mesi in più che, però, secondo i ricercatori non risolvono appieno il problema. A scrivere e a esporsi sono stati in 222, il 68% dei vincitori (Principal Investigator), che già da gennaio avevano segnalato criticità rimaste fino a oggi senza interlocuzione diretta. “La proroga è un primo segnale, ma non cambia la sostanza”, spiegano a ilfattoquotidiano.it. “I tempi restano incompatibili con le procedure che siamo obbligati a seguire”.