L’Italia affronterà con difficoltà la tempesta generata dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello stretto di Hormuz, e presto si aggiungeranno gli effetti negativi della fine del Pnrr. Il Mezzogiorno, ancor più, non riuscirà a mantenere la dinamica degli ultimi anni e il percorso di recupero del gap con le regioni del Nord tenderà a rallentare. Prometeia ipotizza una crescita media annua del Pil tra il 2026 e il 2029 per l’Italia dello 0,5% e per il Mezzogiorno dello 0,3%. In altre parole il Mezzogiorno, che negli ultimi anni era cresciuto più delle altre aree del Paese, da quest’anno potrebbe rallentare e, di conseguenza, anche gli obiettivi di convergenza allontanarsi. Il centro studi Prometeia vede quindi un futuro problematico per l’Italia e per il suo Sud. Se ne è discusso in occasione del convegno annuale di Merita, «Il Mezzogiorno dopo il Pnrr», che si tiene nella sede di Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. Una occasione per mettere a confronto studi economici, statistiche, analisi e strategie politiche.

Di intonazione più ottimista lo studio di Srm di Intesa Sanpaolo che pur considerando i rischi imminenti legati alla ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina e alla conclusione nel 2027 del Pnrr, che ha portato in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno investimenti importanti molti dei quali ormai vicini al completamento, mette in risalto i progressi compiuti nel Mezzogiorno che lo rendono più resiliente. «Il Sud _ secondo Srm _ è già dentro le filiere italiane e il 40% di ciò che produce va verso il Centro Nord, contro una media italiana del 30%». Inoltre, Il Sud investe e guarda avanti: il 65% delle imprese ha investito nell’ultimo triennio (Italia: 67%) ed il 58% prevede di continuare a investire nel 2025-2027 (Italia: 47%). Per il centro studi di Intesa Sanpaolo, per rendere la crescita strutturale e più solida è necessario puntare su connessioni, competenze e innovazione. Il dg di Srm Massimo Deandreis lancia anche una accattivante proposta: «Tra Puglia e Campania esistono già numerose connessioni _ dice Deandreis _ settori produttivi prevalenti, scambi di prodotti, aziende presenti in entrambe le regioni. Perchè non valorizzare tali sinergie con un maggiore coordinamento? Insieme le due regioni avrebbero un pil pari all’11% del totale Italia, secondo solo alla Lombardia». Il convegno di Merita è stato anche occasione per presentare i contributi della stessa fondazione su Campania e Puglia da cui emerge un quadro degli ultimi 25 anni di stagnazione, nonostante le accelerazioni post pandemiche.