«Sempre più house of brands», la casa dei marchi: il progetto di Stefano Beraldo per Ovs è nitido. Visione industriale, effetto finanziario a cascata: «La crescita di tutti gli indicatori». Ma organica. Archiviato il dossier Kasanova – decaduta l’offerta vincolante per acquisire la catena di negozi di casalinghi – niente operazioni straordinarie in vista. E non perché manchino le proposte – «ne ho rifiutata una giusto prima di rispondere a questa telefonata» – ma perché oggi l’obiettivo è diverso. «Abbiamo così tanti progetti interni, la crescita di Goldenpoint, Shaka, Croff e del mercato estero, che preferiamo attendere», chiude l’amministratore delegato. Giusto una settimana fa, a Milano, è stata presentata la prima collezione Goldenpoint, che “rinfresca” il brand dell’intimo e della calzetteria, ma senza snaturare la sua identità. Obiettivo: 130 milioni di fatturato entro l’anno e 400 negozi.
Se Ovs, nell’intento di Beraldo, deve essere «house of brands», proprio sui marchi si concentrano gli sforzi del manager-imprenditore. «Ovs - aggiunge - è diventato a sua volta un brand, non solo un’insegna, il luogo dove il cliente (e la donna soprattutto) trova i marchi di proprio interesse». Sullo sfondo, una scelta di campo: «Ci siamo staccati da certi posizionamenti, non rappresentiamo più il prezzo più basso del mercato. Da noi si trova quel “vecchio”, ma eterno, concetto del marketing: il rapporto prezzo-qualità». Così, tutte le insegne e i brand sono cresciuti. Svetta Stefanel (+30% nel biennio), così pure Goldenpoint che chiude i primi sette mesi di consolidamento con vendite su del 10%. Shaka (beauty) ha aperto 10 negozi indipendenti, saranno 20 a fine 2026 e un centinaio entro i prossimi tre anni.








