Il tempo è danaro e si misura con lo Zampollimetro: un miliardo di dollari al minuto. Lo dice proprio lui, Paolo Zampolli, imprenditore universale e commensale estemporaneo di Giuseppe Conte a Roma, macchina da soldi negli Usa e in tutto il mondo per conto proprio e ancor meglio di Donald Trump, uno che gli zeri li ha sempre fatti vorticare, sicuramente assai meglio delle parole che negli ultimi tempi moltiplica a destra e manca.
Zampolli quando zompetta becca sempre e porta a casa con cifre strabilianti. Lo ha riferito con compiacimento al Financial Times, mica all’opuscolo parrocchiale di Cavaticchi, sbandierando il principio dei venti miliardi in venti minuti. Ha mietuto in Romania, Uzbekistan, Ungheria, con più stile del proverbiale venditore di spazzole delle barzellette e con la seduzione concreta del “comprate americano”. Più veloce di Superman, più implacabile di uno squalo con la dentiera arrotata, più fulmineo di Flash Gordon, in tanta frenesia da accumulatore seriale di affari ha trovato in Italia con appena uno schiocco di dita 90 miliardi di dollari da bruciare sul portacenere in disuso di un ristorante romano per una conviviale col leader di Volturara Appula che ha inchiodato a sinistra la barra del M5S.






