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Siamo certi che il fenomeno migratorio, così come viene raccontato, sia davvero riconducibile a una contrapposizione tra salvatori e criminali, oppure esiste una zona grigia che si preferisce non vedere?

Gentile Direttore Feltri,

leggo una notizia che definire curiosa è poco. Un cittadino libico, Alaa Faraj, condannato a 30 anni per omicidio plurimo colposo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, si sposa. Questo, di per sé, non sarebbe nulla di strano: l'amore, si sa, trova strade imprevedibili anche dietro le sbarre. Ma ciò che colpisce è un altro dettaglio: la futura moglie è Alessandra Sciurba, ex presidente della ONG Mediterranea Saving Humans. Ora, direttore, non si tratta di giudicare una relazione privata, né tantomeno di sindacare i sentimenti. Tuttavia non posso fare a meno di notare un cortocircuito evidente: da una parte un uomo condannato per reati gravissimi legati all'immigrazione clandestina, dall'altra una figura impegnata, almeno sulla carta, nella difesa dei migranti e nei soccorsi in mare. Mi chiedo: è solo una coincidenza? Oppure questa vicenda racconta qualcosa di più profondo su un certo mondo che ruota attorno all'immigrazione?