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Ultimo aggiornamento: 11:49

Cinque lupi trovati morti nel perimetro del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, probabilmente avvelenati. La scoperta è avvenuta nella mattinata di mercoledì 15 aprile nel Comune di Alfedena, in provincia de L’Aquila, e sul posto è intervenuto il procuratore capo Luciano D’Angelo, che ha assunto il coordinamento delle indagini. La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo. L’ipotesi più plausibile, da quanto si apprende, è quella dell’uccisione per mano umana, dal momento che sul posto sono stati individuati resti compatibili con esche avvelenate.

Il fatto, già di per sé particolarmente grave, risulta ancora più preoccupante in considerazione del ritrovamento di altre cinque carcasse di lupi a poca distanza, nel territorio di Pescasseroli. Per questa ragione l’autorità giudiziaria punta a verificare l’esistenza di un collegamento tra i decessi. Un anno fa nel Parco era stato trovato un orso marsicano morto: le analisi avevano escluso l’avvelenamento, ma all’interno del corpo erano presenti pallini di piombo (da proiettili destinati all’avifauna).

L’Ente Parco, da sempre impegnato nella tutela della biodiversità, ha diffuso una nota in cui denuncia il “contesto generale segnato da un dibattito sempre più acceso sullo status della gestione del lupo” e ribadisce che “ogni forma di azione illegale e di giustizia-fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione”. Il riferimento è al declassamento dello status di protezione del lupo, voluto dall’Unione europea, dai Paesi che aderiscono alla convenzione di Berna e promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni, che ha portato il mammifero da “rigorosamente protetto” a “protetto”, col via libera al suo contenimento. Tradotto: alla sua uccisione (il primo abbattimento legale dopo 50 anni si è verificato ad agosto nel 2025 in Alto Adige).