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Ladri coi volti dei presidenti e i tunnel in città
Napoli, quartiere Arenella, 16 aprile 2026. La realtà sta diventando racconto. Succede quando qualcuno evoca la trama di un film. Succede quando le maschere di cartapesta trasformano i volti dei criminali in icone senza nome. Succede quando capisci che quello che hai davanti non è solo un crimine: è una messinscena. Tre uomini, cinque secondo alcune testimonianze, entrano nella filiale del Crédit Agricole di piazza Medaglie d'Oro usando un'Alfa Romeo Giulietta nera come ariete. Sfondano le vetrate. Venticinque persone dentro, tra clienti, impiegati, il direttore. Tutti sequestrati, radunati in una stanza, mentre fuori Napoli si ferma e riprende. La Giulietta, regina della nera, è già una citazione.
Il primo film che viene in mente è Point Break (nella foto sotto), quello di Kathryn Bigelow, 1991: i presidenti in maschera, il surf come codice etico, la rapina come performance. Lì era Keanu Reeves a inseguire Patrick Swayze lungo la spiaggia, qui sono i carabinieri del Gis a circondare un edificio in una delle piazze più trafficate della città. Cambiano le latitudini, il principio resta: il crimine come teatro, la fuga come filosofia. Anche qui le maschere non nascondono solo i volti. Sono un messaggio, forse una beffa, certamente un'estetica.






