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Anche quest’anno a sinistra si è aperta la polemica sul 25 aprile: le organizzazioni pro Pal e l’estrema sinistra rivendicano la testa del corteo e vogliono marginalizzare il Pd

Il 25 aprile si avvicina e, come sempre da qualche anno a questa parte, il giorno della Liberazione diventa motivo di polemica tutta interna nella sinistra italiana. Ormai il 25 aprile ha perso la sua identità, piegato a logiche che nulla hanno a che fare con il ricordo della liberazione italiana dal fascismo. “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”, diceva Pietro Nenni. E nonostante siano passati quasi 80 anni da quando lo storico leader del Partito Socialista Italiano utilizzava questa formula per descrivere la deriva del massimalismo politico, queste parole appaiono più attuali che mai.

Il corteo milanese del 25 aprile è sempre stato trincea e territorio del Partito democratico, dell’Anpi e delle sigle satellite, che hanno escluso la possibilità che anche il centrodestra potesse prendervi parte: una rivendicazione territoriale che oggi vacilla sotto le picconate dell’estrema sinistra, che si considera più erede dei partigiani del Pd e dell’Anpi, che storicamente sventolano la bandiera della Resistenza. E quell’estrema sinistra che oggi considera la Palestina alla stregua dell’Italia da liberare dai fascisti, e di conseguenza i palestinesi come i nuovi partigiani, vede nel Pd una frangia moderata e non degna di prendere parte al corteo del 25 aprile, dove le bandiere italiane passano in secondo piano rispetto a quelle palestinesi. È Pietro Nenni in purezza, perché nel momento in cui si stabilisce un criterio di integrità assoluta per appartenere a un gruppo, si innesca una competizione interna dove vince chi estremizza.