Siamo vicini, e i confini sono aperti. L’Austria ama la cucina italiana. Dalla fine degli anni Cinquanta, l’Italia incarna per gli austriaci il sole, il mare e il piacere: una vita più bella. Nelle aree di confine, i rapporti di vicinato sono particolarmente intensi. In Carinzia, da generazioni, si attraversa il confine per mangiare e bere meglio. L’Alpe-Adria è un concetto gastronomico vissuto, concreto.
Ancora più evidente è la trasformazione – in meglio – che si percepisce quando si supera il Brennero, passando dal Tirolo del Nord all’Alto Adige: un espresso al primo Autogrill in autostrada è, per molti austriaci, un rituale irrinunciabile. Le destinazioni di prossimità più amate sono Udine, Jesolo, Grado e Trieste. Proprio Trieste, raggiungibile in auto da Vienna in quattro ore e mezza, è testimone dell’antica monarchia asburgica, che, come stato multietnico, ha lasciato anche nella cucina una mescolanza vivace.
A partire dal XVII secolo, la cucina viennese è stata profondamente influenzata da quella italiana. Ancora oggi lo ricordano i nomi di piatti e ingredienti di uso comune: risi e bisi, melanzani, maroni, biscotti… E anche l’origine del celebre Wiener Schnitzel, simbolo della cucina austriaca, può essere ricondotta alla Lombardia, dove un tempo i cuochi servivano piatti ricoperti di foglia d’oro. Gli austriaci ne imitarono l’effetto con la panatura di pangrattato. Un’altra leggenda, mai dimostrata, racconta invece dell’introduzione della cotoletta alla milanese da parte del feldmaresciallo Radetzky.






