Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Quindi, oggi…: il retroscena sulla tregua in Libano, i sussidi per le aziende tedesche e lo sciopero

- E come ogni volta, questa nostra rubrica non sciopera nonostante oggi i giornalisti abbiano incrociato le braccia. Ora: non voglio contestare le richieste di chi da 10 anni vede il proprio contratto immobile mentre l’inflazione cresce. Chiedere aumenti e tutele è legittimo, e va rispettato. Però, dico però, una cosa giusta l’associazione degli editori la dice. Questa: “Non può certamente essere considerato un fattore di sviluppo un contratto che prevede, a titolo di esempio, 40 giorni all’anno tra ferie e permessi, il pagamento di un’indennità per ex festività soppresse 50 anni fa, maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo ben al disopra della media degli altri contratti nazionali nonché il riconoscimento di scatti di anzianità in percentuale sulla retribuzione che garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione”. Quello che voglio dire è che i giornalisti sicuramente hanno un contratto scaduto da troppo tempo, ma godono anche di tutele che - se la trattativa partisse da zero - considerato lo stato (morto) del mercato dell’editoria, non otterrebbero mai. Banalmente perché nessuna azienda (neppure certe multinazionali) riserva ai propri quadri gli stessi vantaggi di cui godono i giornalisti. Ecco, l’ho scritto.