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La Repubblica Popolare Cinese ha varato, il 7 aprile, una legge che impone alle aziende straniere di affidarsi alla filiera produttiva cinese sotto la minaccia di quello che è un vero e proprio sequestro di persone e attività

Lo scorso 7 aprile, il premier cinese Li Qiang ha firmato una legge che istituisce nuove e più ampie normative che permettono alle autorità di Pechino di indagare e sanzionare le aziende straniere che interrompono l'utilizzo di fornitori cinesi in risposta alle pressioni politiche interne.

Le nuove normative rientrano nel più ampio sforzo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di contrastare quello che considera un crescente protezionismo in Occidente, alimentato da un'impennata delle esportazioni cinesi e dalle crescenti preoccupazioni per gli squilibri commerciali che ne derivano. Pechino, infatti, fa segnare un surplus commerciale pari a 1200 miliardi di dollari (dati 2025) che non viene assorbito dal mercato interno, e che si riversa sui mercati internazionali come una marea che genera una concorrenza impossibile da rintuzzare se non con provvedimenti di tipo protezionistico.