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L’allarme di Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia: se il blocco delle forniture dovesse protrarsi, il conto per il Vecchio Continente sarebbe pesante

La guerra tra Iran e Israele non minaccia soltanto i mercati energetici e la stabilità geopolitica del Medio Oriente: rischia di colpire in modo diretto anche la mobilità europea. L’allarme lanciato dal direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, apre uno scenario che fino a poche settimane fa sembrava remoto: quello di un continente costretto a fare i conti con scorte di carburante per aerei sempre più ridotte, fino all’ipotesi di cancellazioni dei voli nel giro di poche settimane. Sullo sfondo, resta il nodo dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per petrolio, gas e derivati, oggi diventato uno dei principali punti di tensione dell’economia mondiale.

Secondo Birol, in un’intervista rilasciata ad AP news, l’Europa avrebbe davanti a sé “forse sei settimane” di riserve residue di carburante jet, una soglia che trasforma la crisi energetica in un problema concreto per compagnie aeree, aeroporti e consumatori. Se il blocco delle forniture dovesse protrarsi, il settore dell’aviazione potrebbe essere tra i primi a subire contraccolpi visibili, con una riduzione dell’operatività e possibili stop programmati ai collegamenti. Il punto non riguarda soltanto la disponibilità fisica del carburante, ma anche la sua distribuzione lungo una filiera già sotto pressione. In uno scenario di scarsità, il rincaro dei costi logistici e la competizione per l’approvvigionamento rischiano di comprimere ulteriormente i margini del trasporto aereo, scaricando il peso finale su passeggeri e imprese. La crisi, insomma, non si fermerebbe alle piste: investirebbe l’intera catena del valore del turismo e del commercio.