Volerà a Parigi Giorgia Meloni, per prendere parte al vertice promosso da Emmanuel Macron e Keir Starmer per sminare, quando le condizioni lo consentiranno, lo stretto di Hormuz. Una quarantina i Paesi "convocati" da monsieur le président, per una riunione che avrebbe dovuto tenersi in videocall con i soli due "registi" dell'iniziativa in presenza. Poi qualcosa è cambiato. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha fatto sapere che avrebbe raggiunto Parigi per ragionare vis-à-vis sulle modalità per liberare lo stretto in cui transita, o meglio transitava, il 20% del petrolio mondiale.

E Berlino, in ore in cui la premier si vede costretta a fare i conti con gli attacchi di Trump, triangola con Roma per avere anche Meloni in prima linea, in una fase storica in cui l'asse italo-tedesco è solidissimo. Sia chiaro, la presidente del Consiglio avrebbe comunque preso parte alla riunione, collegandosi da Roma all'Eliseo. Ma i contatti diplomatici sulla rotta Italia-Germania, con il titolare della Farnesina Antonio Tajani impegnato a tessere la tela delle relazioni, cambiano l'agenda. L'obiettivo è rafforzare quello che in gergo diplomatico viene definito il formato E4 - Italia, Francia, Inghilterra e Germania - in stretto coordinamento, da un mese a questa parte, sulla crisi deflagrata in Medio Oriente. Un grattacapo che riguarda tutti e in cui ciascuno è pronto a fare la sua parte, checché ne dica Trump, che su questa guerra ha finito per bacchettare tutti, Meloni inclusa.