Da dove partire per raccontare il calvario di una giovane sana, intossicata con una dose sconsiderata di un farmaco chemioterapico, per indurle un aborto in casa forse, non portata di corsa in ospedale mentre Tiziana supplicava di farlo e invece assisteva a riti familiari con il fuoco per guarirla? Dall'arrivo in Egitto, per conoscere la famiglia di lui. Racconta: «L'ho accompagnata nonostante mia madre stesse male, sentivo dentro un malessere, l'istinto di una madre non mente... E nonostante i dubbi del medico che l'aveva in cura a Roma e che le ha consigliato di effettuare una visita una volta arrivata in Egitto». Il 31 luglio sono partiti, «lei da maggio aveva valori nelle analisi che facevano pensare a una sospetta gravidanza, ma non si vedeva nulla nel suo ventre, bisognava solo aspettare e monitorare». Torniamo all'arrivo. «Appena scesi dall'aereo si è trasformato, come se avesse ripreso in sè la sua cultura e le sue origini. Anche mia figlia se ne è accorta. Non ci faceva uscire mentre lui stava in giro tutto il giorno, ci parlavamo via whatsapp».

Maledetta quella visita di controllo. «Ci hanno portato a Tanta, a circa un'ora di auto. Parlavano arabo e ci escludevano, "il dottore non vede nulla potrebbe essere una gravidanza isterica" il responso. E un farmaco, il Methotrexat Ebewe, quello che l'ha uccisa, per "far tornare il ciclo"». Tiziana cerca di far ragionare la figlia, «aspettiamo di tornare a Roma, stai bene», i contrasti con il genero aumentano, «lui insisteva: sono il marito deve fare quello che dico io». E Erika soggiogata accetta. Il marito chiama una giovane vicina per somministrarglielo via endovena, la giovane si mostra titubante e all'inizio si rifiuta. Poi torna. «Doveva inocularne 100 ml, gliene ha somministrati 2.500». Erika già il giorno dopo comincia ad avere forti dolori. «Aveva le labbra e la gola gonfie, la pelle si squamava, perdeva sangue dalle orecchie, i denti traballavano, vomitava di continuo bile». Tiziana ripete in lacrime: «Ci devi portare in ospedale». Ma niente, passano giorni preziosi, sale la febbre.