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15 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 21:06
“In God We Trust“, è il motto adottato dagli Stati Uniti nel 1956, in piena Guerra fredda, in contrapposizione all’ateismo di stato bandiera dell’Urss. Nel Papa di Roma invece, per definizione “costruttore di ponti” tra l’umano e l’Altissimo, Donald Trump e il suo governo credono solo se dice cose che non contrastano con la loro narrazione. Così quando Leone XIV – che ha anche l’aggravante di essere statunitense e quindi, nella padronale visione della Casa Bianca, teoricamente più “controllabile” – ha iniziato a contestare l’utilizzo della religione come mezzo per giustificare le guerre, compresa quella sferrata all’Iran, è arrivata la durissima reazione di Washington.
“Dio non benedice alcun conflitto – ha scritto il 10 aprile il pontefice su X – Chiunque sia discepolo di Cristo non si schiera mai dalla parte di coloro che un tempo brandivano la spada e oggi sganciano bombe“. “Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? – ha replicato piccato Vance nelle scorse ore, – Dio era dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti? Dio era dalla parte degli americani che liberarono i campi dell’Olocausto? Io penso decisamente di sì”. “Esiste una tradizione millenaria, anzi, più che millenaria, di teoria della guerra giusta“, ha concluso in un’ingiustificata postura ex cathedra rifacendosi alla vulgata della destra clericale sul cosiddetto “bellum iustum” teorizzato da Sant’Agostino, dal cui pensiero il vice president afferma di essere stato folgorato dopo aver letto il De civitate dei, al punto da eleggerlo a proprio santo patrono nel momento della sua conversione al cattolicesimo nel 2019.














