Giorgia Meloni certifica la distanza da Donald Trump prima ancora che il presidente statunitense parli. Alle 11 del mattino la premier è a Verona, al Vinitaly. Fa un “punto stampa” per rispondere alle domande dei giornalisti. I rapporti con Washington sono l’argomento più caldo, dopo che il capo del governo italiano, lunedì pomeriggio, ha criticato le parole di Trump nei confronti di Leone XIV. Le viene chiesto di tornare sull’argomento e lei non si tira indietro. Rinnova la «solidarietà» a Prevost e ribadisce che quelle dichiarazioni del capo della Casa Bianca erano «inaccettabili». Aggiunge dell’altro, da paladina dell’Occidente: «Francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo».

Non è un fulmine a ciel sereno. Lei e Trump non si parlano da prima della vicenda di Sigonella: quando, negli ultimi giorni di marzo, il governo italiano ha negato l’uso della base ai bombardieri americani impegnati nell’attacco all’Iran. Una scelta che Meloni ha poi rivendicato in parlamento, assieme alla volta in cui ha dovuto «difendere l’onore» dei soldati italiani caduti in Afghanistan, dopo che Trump aveva definito «inutile» quanto fatto dagli alleati in seguito agli attentati dell’11 settembre, e alle altre occasioni in cui si è dichiarata in disaccordo con lui.