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Luigi Salomone 15 aprile 2026
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Cercasi centravanti disperatamente: Sarri è alle prese col vecchio problema, irrisolto dall’inizio di questa tormentata stagione, il gol. La sua Lazio segna poco e, soprattutto, ha numeri da squadra che lotta per la retrocessione riguardo alle reti segnate. Lo stesso allenatore ha ammesso nella pancia del Franchi, dopo l’undicesima sconfitta in campionato, che non è riuscito a correggere il vizio strutturale della sua creatura. «Il mancato attacco dell’area di rigore è un problema che abbiamo avuto per tutto l’anno. È una caratteristica che ci manca un po’. Anche contro la Fiorentina, quando siamo riusciti a saltare un uomo, raramente eravamo accompagnati per produrre qualcosa di diverso», l’analisi del tecnico toscano che ha puntato da subito sulla tenuta difensiva per limitare i danni in campionato.
Come detto, le statistiche condannano la sua Lazio: al momento i biancocelesti hanno il quattordicesimo attacco con trentadue reti ma sono addirittura ultimi con il Lecce per i gol realizzati in trasferta (solo dieci, con dieci gare fuoricasa su sedici a secco). Preoccupa il dato che su 32 gare, in quindici occasioni la squadra sia rimasta a digiuno. Per non parlare del cannoniere di squadra, in questo campionato da libro degli orrori, in testa c’è Isaksen con quattro gol seguito da Noslin, Zaccagni (una rete decisivo anche contro il<ET>Milan in Coppa Italia), Pedro, Cataldi, Cancellieri e Taylor con tre. Per quanto riguarda la punta centrale schierata da Sarri da agosto in poi c’è da piangere: due reti di Castellanos, una di Dia (gli andrebbe aggiunta quella contro l’Atalanta in coppa), una di Maldini mentre Ratkov che, finora, ha avuto un minutaggio limitato ,non si è ancora sbloccato. Cambiano gli uomini ma non sistema di gioco, tutti i centravanti hanno fatto cilecca tanto che è scattato l’allarme in vista della sfida di mercoledì prossimo a Bergamo, la partita che rappresenta l’ultima possibilità di provare a salvare un’annata da dimenticare per tanti aspetti, anche quello ambientale. Il rapporto con la maggioranza della tifoseria è ormai ai minimi termini e non si vede la luce in fondo al tunnel in cui il club si è infilato dallo scorso giugno col blocco del mercato e una comunicazione troppo aggressiva nei riguardi di quelli che sono da sempre i finanziatori principali della Lazio.






