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15 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 18:37
Sorpresa. Non è l’Ungheria ma la Spagna, al momento, il maggior acquirente europeo di gas russo. A marzo, dopo l’inizio della guerra all’Iran, Madrid ha comprato da Mosca gnl per un valore di 355 milioni di euro, diventando il primo importatore dell’Unione. Gli acquisti sono cresciuti del 124% rispetto al mese precedente: coinvolti tutti i terminali di rigassificazione spagnoli, con Bilbao in testa, mentre Sagunto ha ricevuto un carico russo per la prima volta dall’estate 2024. Un dato, quello messo nero su bianco dal think tank no profit Centre for Research on Energy and Clean Air nell’ultima analisi sull’export di combustibili fossili dalla Russia, che colpisce visto che si parla di uno dei Paesi politicamente più impegnati nella riduzione della dipendenza energetica da Mosca e spesso portato a esempio per i forti investimenti nelle rinnovabili messi in campo negli ultimi sei anni. Ma non è un caso isolato.
Premessa: il Cremlino è notoriamente tra i grandi beneficiari della crisi energetica causata dagli attacchi di Usa e Israele all’Iran, con ricavi da fonti fossili saliti dai meno di 500 milioni di euro al giorno di febbraio a 713 (+52%), il massimo da due anni. L’Unione europea, che pure dal 25 aprile nell’ambito delle misure adottate dopo l’invasione dell’Ucraina fermerà l’import di gnl russo con contratti a breve termine e dall’inizio del 2027 vieterà ogni tipo di fornitura, al momento resta al quarto posto nella lista dei migliori clienti del Cremlino per quanto riguarda il gas naturale, dietro Cina, India e Turchia. L’anno scorso, secondo dati del Consiglio Ue, il gas russo rappresentava ancora il 13% delle importazioni Ue. E, stando ai numeri raccolti dal Crea, a marzo il 65% dei carichi di gnl russi è stato destinato ai Ventisette. Il Vecchio continente ha girato alla Russia 1,45 miliardi di euro, di cui 936 per il gnl e il resto per gas via gasdotto.






