Alla vittoria della lista di Plt Holding, l'assemblea di Mps riunita a Siena ha scandito in coro il suo nome, seguito da un sonoro applauso.
A sorpresa Luigi Lovaglio, banchiere di lungo corso con la fama di risanatore, si riprende la scena dopo che a fine marzo era stato privato delle deleghe e poi licenziato da direttore generale, dopo aver portato a termine un'operazione che molti ritenevano impossibile: l'acquisizione di Mediobanca. Torna ora con sette consiglieri alla guida dell'istituto senese, mantenendo la promessa fatta soltanto quindici giorni fa, quando in una intervista si era detto "fiducioso" di tornare come amministratore delegato. Il banchiere lucano, 70 anni e alle spalle una carriera di oltre quarant'anni nel settore bancario tra Italia ed estero.
Inizia la sua carriera nel Credito Italiano ed è tra i protagonisti della nascita di Unicredit dove diventa il responsabile della Pianificazione del Gruppo Banche Estere. E' l'esperienza che lo porterà poi a guidare Banco Pekao in Polonia fino al 2011. Il ritorno in Italia è alla guida del Credito Valtellinese che guida dal 2018 al 1019 prima di approdare a Mps.
Lovaglio non ha mai fatto mistero di voler continuare il lavoro iniziato il 7 febbraio 2022, quando venne cooptato nel cda chiamato da Daniele Franco, ministro del Tesoro del governo Draghi, per rilanciare la claudicante banca, di cui nell'estate del 2021 era sfumata la vendita a Unicredit - con Orcel che chiedeva una dote di svariati miliardi per farsene carico - e che l'Europa premeva per privatizzare.









