“Il nostro lavoro continua, anche dopo il forfait del governo degli Stati Uniti. Certo, il contributo volontario degli Usa al nostro fondo fiduciario negli anni passati era molto importante e ora è venuto mancare. Ma era successo già nella prima amministrazione Trump, quando però altri Paesi intervennero per colmare il divario”. Jim Skea, climatologo scozzese, da tre anni è presidente del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), la struttura Onu che analizza tutte le pubblicazioni scientifiche sul riscaldamento globale, ne realizza una sintesi e la sottopone ai governi dei 195 Paesi che aderiscono. In questi giorni è a Roma per una serie di conferenze alla Fao e per un incontro organizzato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e dal Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc).
Professor Skea, pochi giorni fa Bloomberg ha scritto che l’assenza del finanziamento Usa mette a rischio la stesura del prossimo rapporto dell’Ipcc.
“Gli Stati Uniti hanno dichiarato che non parteciperanno alle nostre attività. Ma ci sono 195 Paesi che partecipano. Quindi, che gli Usa siano tra questi o meno, le riunioni si svolgono lo stesso. E comunque più di 50 scienziati statunitensi partecipano alla stesura dei rapporti: sono nominati da organizzazioni non governative statunitensi e finanziati da fondazioni filantropiche per partecipare agli incontri. Insomma gli Stati Uniti sono presenti”.






