La Olschki è una brillante casa editrice italiana fondata a Verona nel 1886 il cui fiore all’occhiello è il cosiddetto Iter Gastronomicum, una collana editoriale interamente dedicata alla gastronomia italiana raccontata attraverso una vera e propria “lingua del cibo”. Olschki ha da poco dato alle stampe I nonni del pane e della pasta (384 pagine, 39 euro) di Valentina Iosco, una sorta di ricognizione dalla Roma antica al Novecento, della storia, della evoluzione e degli appellativi (molti dei quali nel frattempo scomparsi), che hanno caratterizzato questi due alimenti da sempre nutrimento del corpo ma anche dell’anima dell’essere umano. Nei secoli, diversi studiosi hanno dedicato attenzione al tema. Da noi, itala gente che non ha pari al mondo nell’abilità di fare e battezzare il pane e la pasta, l’interesse verso il lessico che ne descrive tipologie e caratteristiche ha avuto un numero immenso di narratori. Il primo in termini cronologici, fu Tomaso Garzoni, che alla fine del ’500, illustrando le caratteristiche e le particolarità di oltre cinquecento professioni e mestieri, nel libro La piazza universale di tutte le professioni del mondo, diede corpo e identità a una sorta di «arte della cucina» (1586) affrescata da un consistente elenco di cibi di pasta, come polente, gnocchi, macheroni, lasagne, tagliatelle, vermicelli, sfogliate, tortelli, tortelletti, ritortelli, truffoli, ravioli senza spoglia, e con la spoglia (nel senso che può essere rimosso, “spogliato”), cascose, casatelle, morselli, pasta tedesca, stelle, stellette, offelle, fiadoni e via andare. E a proposito dell’origine dei nomi, il libro della Iosco rimanda al Vocabolario etimologico della pasta italiana realizzato da Franco Mosino, straordinario glossario che allinea oltre milleduecento denominazioni della pasta e dei suoi derivati svelandone la radice linguistica.