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15 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 14:52

Randagi non iscritti all’anagrafe, specie nelle zone del sud Italia, con cagne fertili che si riproducono irregolarmente e cani ceduti a terzi senza registrazione o abbandonati. Canili privati convenzionati non aperti al pubblico o aperti fittiziamente, che non fanno adozioni e vietano l’ingresso ai volontari. Cani detenuti a vita, nell’indifferenza politica e istituzionale e, spesso, nell’inadempienza di Comuni, Asl e veterinari e nella scarsa trasparenza e opacità degli affidamenti. A denunciare una situazione fattasi ormai esplosiva è il Comitato Addio Randagismo, che in questi giorni ha inviato, a firma del suo presidente Giancarlo Calvanese, una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dove si mette in luce l’allarme del fenomeno del randagismo specie nel centro-sud Italia, le frequenti situazioni di abbandono, la presenza di animali non identificati e privi di assistenza sul territorio, le condizioni di sovraffollamento delle strutture.

Dai dati del Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia (SINAC) del ministero della Salute, emerge una fotografia sconcertante: sono oltre 100.000 i cani ospitati nei canili delle regioni, di questi più dell’80% è ospitato in sole cinque regioni, Puglia, Sardegna, Sicilia, Calabria e Campania. C’è un problema di sovraffollamento delle strutture, con regioni come la Calabria dove esistono canili da oltre 2000 cani. “Penso ad esempio al canile calabrese di Torre Melissa, dove ci sono 1.700 cani”, spiega Calvanese. “In teoria ci dovrebbe essere un operatore ogni cinquanta cani e ogni cane dovrebbe sgambare giornalmente in una apposita area dedicata all’interno del canile, per almeno un’ora e mezza quotidianamente, figuriamoci. Al massimo si può garantire acqua e cibo”.