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15 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 14:30

Il paradosso di un ministro per la Protezione Civile indagato con l’accusa di non aver fatto nulla per mitigare il rischio di una frana può essere risolto in un solo modo: “Dimissioni”. È quanto chiedono il M5s e Alleanza Verdi Sinistra di fronte alla notizia che Nello Musumeci è sotto inchiesta per la frana di Niscemi, in qualità di ex presidente della Regione Sicilia, ruolo nel quale era commissario di Governo per l’attuazione delle ordinanze di Protezione civile e commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico. Eppure, secondo la procura di Gela, né durante il suo mandato né durante quello dei suoi predecessori Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta e men che meno sotto l’amministrazione di Renato Schifani è stato fatto nulla per cercare di evitare che il paese in provincia di Caltanissetta venisse stravolto da una nuova frana, come effettivamente avvenuto lo scorso 25 gennaio con decine di case inghiottite dalla terra, altre ormai inabitabili e oltre 1.500 persone sfollate.

L’inchiesta che conta finora 13 indagati “pone una questione che va oltre le singole posizioni giudiziarie: la superficialità politica nella gestione del territorio – quando c’è – non è mai un fatto astratto. Incide sui versanti, sulle opere, sulle autorizzazioni, sulla manutenzione, sulla prevenzione del rischio idrogeologico. E, soprattutto, incide sulla vita delle persone, sulla sicurezza delle comunità e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni”, tuona il vicepresidente della Camera Sergio Costa, deputato del Movimento 5 stelle ed ex ministro dell’Ambiente. “La lezione che dobbiamo trarre è chiara: serve una cultura della prevenzione, con piani seri, controlli efficaci e responsabilità piena a ogni livello istituzionale – ha aggiunto – È il tempo in cui la politica ha il dovere di interrogarsi e di correggere ciò che non ha funzionato: la sicurezza del territorio non può dipendere dall’approssimazione”.