Dicono che a Roma non ci sia bisogno di andare a cercare le bellezze, perché ti sbucano di fronte, grandi come “la maestà del Colosseo”, o piccoli come un angolo o un’edicola o un nasone. Al Foro Italico, un rendering della città, da ogni campo, o piscina, ti sbucherà un campione d’un qualche sport (un concentrato così ce l’abbiamo solo noi) tra maggio e giugno, una specie di Olimpiade diffusa nel tempo e nello spazio di venti ettari, tra impianti, alberi e fiori vivi, e marmi che sembrano vivere anch’essi. E se si parla di campioni chi potrebbe cominciare questi due mesi di sbornia buona se non, nel tennis di adesso, Jannik Sinner?
Nel presentare gli Internazionali il presidente Binaghi ha appena detto di avere tre obiettivi: due da conteggiare in migliaia, di persone e dunque biglietti, e di fatturato e quindi euro. Il terzo è “un italiano che vinca il singolare maschile”: e Jannik è il più sospettato, pure se in questa crescita ad alto esponente del tennis ce n’è che possono non sognare ma sperare.
L’italiano Jannik che canta Mameli come gli azzurri stonati e no (ce n’è senza l’autotune), e guardando l’acqua da un trampolino da cui tuffarsi dice “minchia, quanto è alto”, come un “picciotto” anziché lo “schutzen” che l’accusano d’essere. Ciao ‘nvidiosi, per dirla alla Gigi Proietti. Sarebbe la ciliegina, no?, che dal Panatta di cinquant’anni fa manca al cuore tifoso che ha accelerato il suo ritmo per il tennis e ha rallentato un po’ più in là (la moviola?) per il calcio. Sarebbe un’altra delle novità che il Foro Italico propone da qualche anno a questa parte, sparpagliando campi da tennis quando è il momento (e questo lo è), coniugando antico e moderno, come sarà l’arena in mezzo ai Marmi dello stadio per Mennea e pensando al domani.







