Esiste un legame molto stretto tra stress e longevità: vivere costantemente in uno stato di tensione può influenzare il benessere fisico e mentale. «Lo stress cronico, cioè prolungato nel tempo, è considerato uno dei principali fattori che accelerano l'invecchiamento biologico e ostacolano la longevità», spiega il neurologo Nicola Paciello, direttore UOC neurologia Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza, professore di neurologia Università della Basilicata.
«Uno stato di allerta costante, infatti, logora sia il corpo sia la mente, riducendo la qualità e la durata della vita. Questo processo è visibile anche esteriormente: la pelle delle persone molto stressate tende a invecchiare più velocemente, anche per la riduzione del collagene».
Un elemento chiave è il cortisolo, l'ormone dello stress. «Quando i suoi livelli rimangono elevati per lungo tempo, si crea una condizione di stress ossidativo all'interno delle cellule, con aumento dei radicali liberi e sviluppo dell'infiammazione sistemica», spiega il neurologo. «Questo stato infiammatorio può danneggiare il DNA e aumentare il rischio di malattie degenerative.
A tutto ciò si associa anche un impatto sul cervello: tensioni e ansia cronici lasciano segni nelle strutture cerebrali e possono accelerare il declino cognitivo. Addirittura, lo stress prolungato modifica in modo significativo alcune aree del cervello. Si osserva una riduzione del volume dell'ippocampo, coinvolto nella memoria e della corteccia prefrontale, che regola le capacità decisionali e l'autocontrollo. Al contrario, l'amigdala che è legata alle emozioni di paura e ansia, tende ad aumentare di volume.






