Reagire di fronte a un imprevisto improvviso, “accendendo” il corpo per rispondere è fondamentale. Ed è quindi uno stress buono. Aumenta la vigilanza, l’attenzione, la capacità di memorizzazione nonché la velocità e la mobilità delle associazioni mentali, rendendoci più “scattanti”. La situazione cambia se questa reazione si protrae o si ripropone con eccessiva frequenza. Ed è in questi casi che diventiamo “vittime” dello stress, con le sue mille manifestazioni, dalla cefalea fino a disturbi gastrointestinali, calo delle difese immunitarie, tachicardia, stanchezza, ansia, insonnia, irritabilità, difficoltà di memoria e di concentrazione.
Il problema è che capire quando e come lo stress cronico, quello che fa male, diventa una minaccia per l’organismo non è semplice. La scienza, è vero, dispone di strumenti per valutare lo stress. Ma si tratta di tecniche costose o magari imprecise, anche perché spesso associate a una forte dose di soggettività visto che si basano su questionari autosomministrati. L’ideale sarebbe invece disporre di un test di screening, affidabile, di basso costo e di semplice somministrazione. Magari sfruttando un liquido biologico di facile accesso, come la saliva. Ed è proprio questa l’idea che anima un prototipo messo a punto dagli esperti della Tufts University, descritto su Acs Applied Materials and Interfaces. In futuro, grazie a questa ipotesi di lavoro, potremmo misurare il livello di stress cronico partendo da un semplice filo interdentale capace di rilevare i valori del cortisolo, l’ormone dello stress per eccellenza.







