"Un'opportunità storica".

L'anfitrione - e mediatore - dei negoziati tra Libano e Israele è Marco Rubio, che aprendo a Washington gli incontri tra gli ambasciatori dei due Paesi in guerra, i primi diretti dal 1993, si è detto ottimista. "Siamo consapevoli di doverci confrontare con decenni di storia e con le complessità che ci hanno condotto a questo momento unico", ma "spero che le parti facciano progressi", ha auspicato il segretario di Stato Usa. In questa direzione sembrano andare le parole a caldo del rappresentante israeliano Yechiel Leiter: "Abbiamo scoperto oggi che siamo dalla stessa parte dell'equazione: siamo uniti nel liberare il Libano da Hezbollah", ha detto al termine di due ore d'incontro, mentre un comunicato congiunto rilanciato dai media libanesi ha parlato di "discussioni costruttive" tra le parti che "hanno concordato di avviare negoziati diretti in una data e in un luogo da stabilirsi successivamente". Ma se questo primo appuntamento apre uno spiraglio alla soluzione diplomatica, il grande assente resta proprio il Partito di Dio che già dichiara battaglia, mettendo in chiaro che "non rispetterà" alcun accordo che possa derivare dai colloqui, rivendicando attacchi contro 13 città di confine nel nord d'Israele mentre l'Idf prosegue la sua campagna militare nel Paese dei cedri.