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14 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 16:45

Ci sono voluti due anni e mezzo, una guerra a Gaza, una in Libano e due con l’Iran, senza dimenticare le uccisioni sommarie in Cisgiordania, per un totale di poco inferiore a 100mila morti, per assistere a un primo sussulto del governo italiano contro Israele. Non è ancora chiaro quali conseguenze pratiche comporterà, ma il governo di Giorgia Meloni ha deciso di sospendere il rinnovo automatico del memorandum Italia-Israele dopo gli ultimi sviluppi bellici e, soprattutto, il deterioramento dei rapporti diplomatici tra Roma e Tel Aviv, con la convocazione dell’ambasciatore italiano nello ‘Stato ebraico’ seguita alle dichiarazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che aveva definito “inaccettabili” i bombardamenti di Israele sui civili in Libano. Una presa di posizione, quella di Roma, che contrasta, però, con due anni e mezzo di giustificazioni e silenzi che hanno impedito, salvo episodi specifici, di condannare pienamente il genocidio di Israele a Gaza e gli attacchi indiscriminati contro Stati sovrani, in piena violazione del diritto internazionale.

Stessa situazione, un anno e mezzo fa. Il 2 ottobre 2024, il ministro Tajani, in un’intervento alla Camera, parla proprio dei raid d’Israele in Libano che stavano, anche allora, mietendo vittime civili, soprattutto a Beirut. In quell’occasione, però, la sua fu una difesa senza tentennamenti di Israele e della sua aggressione nei confronti di uno Stato che non gli aveva dichiarato guerra. In quel caso, disse, si trattava di “autodifesa“ nel pieno rispetto del diritto internazionale perché lo Stato libanese non era in grado di tenere a bada le milizie di Hezbollah. Una situazione, sulla carta, identica a quella odierna che, però, ha convinto il capo della Farnesina a prendere posizione contro l’operato del governo Netanyahu.