ROMA. Era il 2 febbraio 2005 quando il Senato della Repubblica approvò il memorandum d'intesa tra Italia e Israele sulla cooperazione militare. Tempi del governo Berlusconi, con Gianfranco Fini e Marco Follini vicepremier. Secoli fa. Era ministro della Difesa il professor Antonio Martino e fu lui a istruire la pratica, che vide in Parlamento una larghissima maggioranza: oltre il centrodestra, votarono a favore i Democratici di sinistra e la Margherita (il Pd doveva ancora vedere la luce). Contrari furono Verdi, Pdci e Rifondazione Comunista. Diceva all’epoca un esponente di Alleanza nazionale Piero Pellicini: «Questo trattato farà in modo che Israele non si senta isolata, senza però mettere in pericolo i diritti dei palestinesi. Anzi siamo convinti che renda Israele più pronta a trattare una pace onorevole con i palestinesi, giungendo alla pacifica convivenza tra i due Stati».
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Così non è stato. Anzi. Siamo giunti all’escalation delle ultime settimane, con l’attacco congiunto israelo-americano all’Iran – non comunicato agli alleati - che sta mettendo in ginocchio le nostre economie, l’ennesima invasione del Libano meridionale, le imperterrite azioni violente contro i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, i bombardamenti su Beirut, e addirittura in ultimo lo speronamento di mezzi Unifil (i Caschi Blu al confine tra Libano e Israele, a comando italiano) da parte di tank di Tel Aviv. Le relazioni diplomatiche sono ad uno dei punti più bassi.











